“Sto bene, sto di nuovo bene”. E la prima notizia va a segno come un servizio a 230 all’ora. Jannik Sinner lo dice col sorriso disinvolto al 18esimo piano del Core, club per pochi addetti ai lavori sulla Fifth Avenue, a Manhattan. Il numero 1 al mondo si è raccontato in esclusiva a un gruppo di testate internazionali, fra cui il Corriere della Sera, a margine dell’evento in cui ha annunciato il proprio accordo con Explora Journeys, colosso dei viaggi di lusso. Anche lui staccherà la spina, dopo lo Us Open, prendendosi qualche giorno di relax. Nel frattempo, però, approfondisce i temi a tutto campo, dallo svago post-allenamento ai “vizi” alimentari, da un sorriso riguardante la vita privata fino, ovviamente, ai temi dell’attualità tennistica: “Ma il tennis non è tutto, è piccolo. A 35-40 anni il gioco finisce e devi decidere cosa fare dopo”.
Vita privata
A proposito di cose da non lasciare. A New York c’è in palio la poltrona numero 1 al mondo che Alcaraz ha messo nel mirino. Ma Jannik non ci pensa: “Sono umile, credo che si debba diventare il numero 1 non solo in un campo da tennis ma anche per come gestisci le cose fuori dal campo. Guardo tanto, analizzo tanto l’avversario la sera prima di affrontarlo. Non c’è nulla di naturale: all’inizio pensavo di essere forte, e invece non lo ero. C’è stato tanto lavoro dietro”. Rieccola, la parola magica. Lavoro e miglioramenti: dov’è che Jannik sente di dover crescere? “Servizio e gioco a rete”. Idee chiarissime sul tennis e non solo: a fine intervista gli chiedono qualcosa sulla vita privata, ma “preferisco non parlarne”. E mentre chiude la chiacchierata, gli scappa un sorriso da Volpe…
Passione per i Lego
A proposito di puzzle, uno dei temi più interessanti dell’intervista riguarda lo svago fuori dal campo. Tipo le costruzioni: “Mi piacciono molto. Metto su la musica e mentre costruisco penso ad altro: sono andato in un negozio, ho comprato il modellino di una Porsche e l’ho finita in cinque ore… così ho pensato che forse me ne servisse una più grande. Il mio istinto mi dice che l’ultima comprata è troppo grande, ma mi piace”. Il lifestyle di Jannik è all’insegna della semplicità nonostante lo status: “Il Rolex tutto d’oro non è il mio tipo. Meglio quello sportivo. E New York mi piace molto, anche se è rumorosa: dopo due o tre settimane può diventare pesante, così il silenzio dell’hotel mi fa dimenticare dove mi trovo”. Quando può, Jannik fa un giro in Costa Smeralda, ma l’idea di un safari in Africa lo attira non poco: “Prima però farò una crociera, era un mio sogno. E ho visto foto curiose dell’Islanda: chissà se è davvero così”. È passata una vita da quando salutò il Trentino per allenarsi in Liguria, inizialmente ospitato da una famiglia croata: “Presto mi sono sentito parte del gruppo familiare, volevo fare da fratello maggiore ai figli più piccoli”. E avrà ripensato al suo, di fratello, in prima fila a tifare per lui a Wimbledon: quel giorno per Mark Sinner non c’era alcun Gran Premio di Formula Uno da seguire.